“Come ti ho fatto ti disfo”
una qualsiasi madre italiana alla prole
Ogni creatore teme il momento in cui la sua creatura si ribellerà. È un copione antico quanto la vita stessa, che va da Dio ad Adamo, da Geppetto a Pinocchio, da Frankenstein al suo mostro.
Parlare di genitorialità significa allora parlare del potere di dare la vita – e della paura, inevitabile, di perderne il controllo.
La creazione, intesa come sintesi della vita, e il bisogno di autodeterminazione della creatura, sono tra i temi più trattati della letteratura, dell’arte e della cultura tutta. Non potrebbe essere altrimenti, visto lo stretto collegamento con la primigenia questione “da dove veniamo?”, alla quale, peraltro, è impossibile dare una risposta certa e univoca.
Spiegazioni biologiche e scientifiche sull’origine del mondo e della vita sono arrivate solo di recente, continuano a consolidarsi e perfezionarsi e, soprattutto, non hanno placato le elucubrazioni filosofiche e spirituali su cosa ci sia davvero dietro alla ragione dell’esistenza. Anzi, da un certo punto di vista le hanno rafforzate, spingendoci a sostenere che non possiamo essere frutto solo di caso e statistica, ma che questo processo così complesso deve avere un’origine altrettanto difficile e imponderabile. Origine sostanzialmente destinata a rimanere ineffabile e che merita di essere scandagliata a dovere in un processo in cui non è la conclusione a contare, ma la consapevolezza frutto di questi ragionamenti, lasciando poi al soggettivo l’interpretazione finale (e quindi, per definizione, questa non è univoca).
Y. N. Harari, nel suo Sapiens, sostiene che l’immaginazione sia la caratteristica principale a rendere l’uomo un animale speciale, dotato della capacità di inventare storie, creare strumenti, convenzioni sociali e culti, e che proprio grazie a questa creatività siamo stati in grado di immergerci in una serie di costrutti per poter vivere gli uni con gli altri. Questo e la spiccata socialità umana sono le caratteristiche che maggiormente ci hanno influenzati nel plasmare il nostro mondo.
La lunga serie di credenze e culti, in seguito spesso codificati come religioni, nati nel cercare di indagare le proprie origini e il proprio posto nel mondo, hanno molto spesso un elemento comune: quello di attribuire all’uomo il ruolo di parte del creato, supponendo così l’esistenza di un creatore.
Questa idea, rivoluzionaria, fondamentale e così naturalmente propria dell’umanità, ha instillato nella concezione comune l’idea di sudditanza verso un ente superiore, irraggiungibile e spesso intangibile. Questo pensiero ci ha plasmati in un modo talmente radicale da renderci quasi impossibile immaginare cosa saremmo senza questo vincolo, che al giorno d’oggi continua ad influenzarci in modo trasversale con sfumature diverse a seconda della religiosità e spiritualità di ognuno. Torniamo così all’importanza del soggettivo, ma con base comune l’esistenza di un ordine superiore.
La naturalezza con cui questo pensiero si è insinuato è riscontrabile anche nelle nostre strutture sociali, lavorative e politiche, che, anche se mutate in forme ed epoche molto diverse, hanno avuto elemento comune nel riconoscimento di un capo e nella costruzione di una gerarchia verticale o piramidale.
La famiglia ha spesso funzionato allo stesso modo, con i figli che, similmente a dei devoti religiosi, avevano culturalmente il compito di rispettare fedelmente le figure genitoriali (esempio notabile il comandamento del Decalogo “Onora il padre e la madre”).
È però interessante approfondire quanto questa dinamica sia cambiata e sia stata messa in discussione, analizzando il perché questo sia successo.

L’arte e gli artisti sono figli del loro tempo e, pur potendo creare qualcosa di completamente nuovo e dirompente, saranno sempre legati al loro contesto e al loro storico. I tempi dettano, oltre alla forma e al contenuto dell’opera, anche le intenzioni dell’artista impegnato nello sviluppo: l’espressione artistica è stata lungamente considerata come ricerca del perfetto, realizzazione fisica del metafisico ideale, riflesso e prodotto dell’ispirazione divina, ma raramente provocazione. L’umanesimo e la sua ricerca di rimettere l’uomo al centro hanno costituito un cambio di paradigma importante, dando origine ad alcune correnti filosofiche che hanno cominciato a considerare l’uomo come dominatore della natura e del mondo. Il superamento delle normali conoscenze umane per avvicinarsi il più possibile alla figura di Dio, come suggerito dal Faust di Goethe, o la ricerca di sovvertire in modo magico e scientifico l’ordine naturale della vita, come nel Frankenstein di Mary Shelley, sono approcci fortemente influenzati dal progresso tecnico e scientifico, che ha rivoluzionato lo stile di vita dell’uomo donandogli consapevolezze mai avute prima: il mondo è piccolo, si può visitare velocemente e agevolmente, il lavoro ripetitivo si può meccanizzare e automatizzare.
Prima ancora di Mary Shelley, il tema della creazione e del rapporto tra creatore e prodotto si riscontra anche nella cultura ebraica nel mito del Golem, diffuso nel corso dei secoli, ad esempio, nella Praga del XVI secolo, e che ha più di una somiglianza con la storia di Frankenstein che tutti conosciamo.
Capiamo quindi come questo tema sia diventato progressivamente sempre più centrale nel dialogo culturale, artistico e scientifico. L’uomo, da puro essere subordinato, ha cominciato a ritagliarsi spazio di generatore, dominante e prepotente. Questa dinamica, prima solo immaginata e poi realizzatasi nella realtà, si è evoluta al punto di arrivare a creare intelligenze artificiali, che nemmeno noi riusciamo a comprendere del tutto.
Elemento ancora più fondamentale: come ogni creatore, ci chiediamo quali diritti abbiamo sulle nostre creature.
Sarà interessante provare ad affrontare il tema trattando alcuni autori e opere che hanno lasciato un segno in merito ad un argomento tanto interessante quanto spinoso, cercando di passare dall’arte per arrivare ai giorni nostri, giocando anche ad immaginare il futuro che possiamo superficialmente supporre fatto sempre più di tecnologia e di intelligenze artificiali.
Sperando di non creare Skynet.
Disclaimer: questa è un’introduzione ad un tema periodico che ci accompagnerà sulle nostre piattaforme nel corso delle prossime settimane. Alcuni pezzi potranno ampliare suggestioni già anticipate qua sopra, altri saranno su argomenti inediti. Contattateci per condividere spunti e idee, o se volete collaborare con Echoes!
foto: Elena Pierallini

